Investire nei Paesi Emergenti

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Investire nei paesi emergenti conviene? Diamo uno sguardo a questa specifica asset class

Molti investitori sono attratti ora dai Paesi Emergenti, e dal profilo rischio/rendimento offerto da questa specifica asset class, e si chiedono quindi come meglio poterci investire.

Facciamo quindi una panoramica sugli Emerging Markets.

Cosa intendiamo per EM? Vediamo di seguito la lista dei paesi classificati ad oggi, da MSCI, come tali:

  • Argentina
  • Brasile
  • Cile
  • Colombia
  • Messico
  • Perù
  • Repubblica Ceca
  • Egitto
  • Grecia
  • Ungaria
  • Polonia
  • Qatar
  • Russia
  • Arabia Saudita
  • Sud Africa
  • Turchia
  • Emirati Arabi
  • Cina
  • India
  • Indonesia
  • Korea
  • Malesia
  • Pakistan
  • Filippine
  • Taiwan
  • Thailandia
https://www.msci.com/market-classification

Di seguito possiamo osservare la composizione geografica dell’indice MSCI Emerging Markets, con evidenziati i pesi dei singoli paesi inclusi nell’indice:

https://www.evidenceinvestor.com/three-things-to-remember-about-emerging-markets/

Interessante osservare di seguito anche la composizione settoriale dell’indice azionario Paesi Emergenti, e la sua evoluzione nel corso del tempo:

https://www.evidenceinvestor.com/three-things-to-remember-about-emerging-markets/
https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Da segnalare, nel periodo preso in esame, la riduzione del peso degli energetici, passati da più del 15% a meno del 6%, e l’aumento del settore consumi discrezionali, passati da un 3% ad un 18%.

La tecnologia, anche qui, come per i paesi sviluppati, gode di un peso rilevante. Questa concentrazione è evidente osservando i primi 10 titoli che compongono l’indice degli Emerging Markets:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Si parla spesso di concentrazione all’interno del mercato azionario USA (dominato, come sappiamo, dai FAANG), ma anche qui notiamo come i primi 4 titoli cubino per il 23% dell’indice complessivo.

Confrontiamo ora la composizione settoriale dell’indice EM con quella dell’indice azionario USA S&P500, per fare un confronto:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Ora che abbiamo contestualizzato meglio l’area emergente, vediamo di capire il motivo per cui gli investitori sono spesso attratti da quest’asset class.

Il fattore che colpisce maggiormente nei paesi emergenti è sicuramente il loro tasso di crescita e di sviluppo. Certo, il CoronaVirus ha ora impattato negativamente anche sulla zona emergente, abbassando le previsioni di crescita futura dell’area, tuttavia gli EM mostrano comunque opportunità interessanti in un’ottica di lungo termine.

https://investornews.vanguard/a-challenging-time-for-emerging-markets/

A livello di performance, nella tabella di seguito possiamo osservare invece i rendimenti storici generati dai Paesi Emergenti, regione per regione:

https://novelinvestor.com/emerging-markets-performance/

Questi invece i numeri relativi al 2020:

https://149347908.v2.pressablecdn.com/wp-content/uploads/2021/01/2020-Emerging-Monthly-Returns.png

Quello che traspare, osservando i dati, è che l’area emergente si presenta quindi come asset particolarmente dinamico e volatile. Questo maggior rischio viene però sempre ripagato da un maggior rendimento? Se osserviamo l’andamento dell’indice MSCI Emerging Markets, a confronto con l’S&P500 americano, dal 2007 ad oggi, vediamo come l’area emergente abbia in realtà generato molto meno valore, in questo arco temporale, rispetto all’ America.

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Ovviamente, non è sempre stato così, il mercato, come sappiamo, è ciclico.

Ecco di seguito una panoramica dei rendimenti storici generati sul mercato azionario USA e su quello emergente, analizzati su più orizzonti temporali:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Da qui appare evidente l’alternanza fra S&P500 ed EM, come mercato più performante, proprio a sottolineare la ciclicità e la rotazione a cui sono soggetti i mercati.

Questo, invece, il confronto anno su anno, fra i due mercati, dal 1995:

https://fourpillarfreedom.com/should-you-invest-in-emerging-markets/

Seppur parliamo di due aree d’investimento differenti, la correlazione fra loro resta comunque positiva, ed è pari allo 0,55. Spesso, quindi, dove va una va anche l’altra.

Ora, facciamo qualche simulazione e back-test.

Se avessimo investito 1.000 euro, annualmente, dal 1995, sul mercato azionario USA, avremmo ottenuto un rendimento annuo del 10%, mentre se l’avessimo investito sui paesi emergenti avremmo ottenuto un ritorno annuo del 5,9%.

https://fourpillarfreedom.com/should-you-invest-in-emerging-markets/

Come si evince dal grafico, fino al 2013 l’area emergente ha sovraperformato in termini di rendimenti l’azionario USA, salvo poi rallentare il passo e sottoperformare il mercato americano. Anche qui, possiamo osservare quindi la ciclicità dei mercati, fattore ben disegnato anche nel grafico che segue, che ci mostra i rendimenti rolling a 5 anni del mkt azionario USA e di quello emergente a confronto (a tratti è stato più performante uno, a tratti è stato più performante l’altro):

https://fourpillarfreedom.com/should-you-invest-in-emerging-markets/

E per quanto riguarda il 2020 appena trascorso? Come si è comportato l’indice azionario paesi emergenti rispetto ad un paniere azionario globale? E’ presto detto:

Indici Morningstar EM e Global Markets a confronto. Dati mensili (in euro)

https://www.morningstar.it/it/news/208246/il-2021-dei-mercati-emergenti.aspx
https://www.morningstar.it/it/news/208437/gli-emergenti-viaggiano-col-resto-del-mondo-e-giocano-la-carta-hi-tech.aspx

L’indice Morningstar EM da 2020 (fino all’ 11 dicembre e calcolato in euro) ha guadagnato il 6,5% (+20,3% nel 2019). Il paniere Global invece ha segnato +4,7% (+28,6% l’anno scorso).

Questo invece l’andamento aggiornato al 9 febbraio 2021, che evidenzia una sovraperformance dell’area emergente, da inizio anno, su quella globale:

https://www.morningstar.it/it/news/209500/i-fondi-dargento-per-investire-e-difendersi-nei-mercati-emergenti.aspx

A chiudere il cerchio, ecco lo storico, dal 1988 ad oggi, dell’azionario Paesi Emergenti (dividendi esclusi), a confronto con i rispettivi drawdown:

https://twitter.com/TihoBrkan/status/1377515265760591873/photo/1

Questo invece il quadro obbligazionario:

https://twitter.com/TihoBrkan/status/1378309211432624128/photo/1

Quindi, riassumendo, è bene considerare di allocare una quota nei paesi emergenti all’interno di una pianificazione che sia però già ben diversificata al suo interno. Questo sia perchè l’area emergente ci espone ad una volatilità importante, sia perchè, come abbiamo visto, non è detto che questo maggior rischio si trasformi in automatico in maggior rendimento rispetto ad un investimento nei paesi sviluppati.

Questa presa di coscienza, sull’asset paesi emergenti, trova riscontro anche nei deflussi dagli stessi avvenuti infatti nel corso del tempo, una volta appurata la maggior sensibilità di quest’area alle fasi di rallentamento economico, e ai rischi impliciti che ne derivano. Importante quindi maneggiare con cura:

https://twitter.com/AdviseOnly/status/1318177371158171651/photo/1

L’impressione è che i flussi d’investimento sull’ area emergente seguano le performance messe a segno dall’asset class:

https://theirrelevantinvestor.com/wp-content/uploads/2021/03/2-1.jpg

E’ bene quindi inquadrare correttamente gli EM all’interno di un portafoglio d’investimento, senza farsi prendere la mano, e senza “improvvisarci” gestori, con l’intento di entrare ed uscire dal mercato, facendo market timing.

Da considerare anche questo tipo di rischio, legato al paese emergente per definizione, la Cina, ad oggi difficile da calcolare:

https://www.institutionalinvestor.com/article/b1n985ljmgzljj/We-re-Not-Allowed-to-Comment-Negatively-on-Anything-About-China

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