Investire nei Paesi Emergenti

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Investire nei paesi emergenti conviene? Diamo uno sguardo a questa specifica asset class

Molti investitori sono attratti dai Paesi Emergenti, e dal profilo rischio/rendimento di questa specifica asset class, e si chiedono quindi come meglio investire in quest’area.

Facciamo intanto una panoramica sugli Emerging Markets.

Cosa intendiamo quindi per EM? Questa è la lista dei paesi classificati ad oggi, da MSCI, come tali:

  • Argentina
  • Brasile
  • Cile
  • Colombia
  • Messico
  • Perù
  • Repubblica Ceca
  • Egitto
  • Grecia
  • Ungaria
  • Polonia
  • Qatar
  • Russia
  • Arabia Saudita
  • Sud Africa
  • Turchia
  • Emirati Arabi
  • Cina
  • India
  • Indonesia
  • Korea
  • Malesia
  • Pakistan
  • Filippine
  • Taiwan
  • Thailandia
https://www.msci.com/market-classification

Interessante osservare di seguito anche la composizione settoriale dell’indice azionario Paesi Emergenti, e vederne l’evoluzione nel corso del tempo:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Da segnalare, studiando i dati da inizio 2007, la riduzione del peso degli energetici, passati da più del 15% a meno del 6%, e l’aumento del settore dedicato ai consumi discrezionali, passati da un 3% ad un 18%.

La tecnologia, anche qui, gode di un peso rilevante. Questa concentrazione è evidente osservando i primi 10 titoli che compongono l’indice degli Emerging Markets:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Si parla spesso di concentrazione all’interno del mercato azionario USA (dominato, come sappiamo, dai FAANG), ma anche qui notiamo come i primi 4 titoli cubino per il 23% dell’indice complessivo.

Confrontiamo ora, per capirne le differenze a livello di settori, l’indice azionario americano S&P500, e quello dedicato all’area emergente:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Il fattore che colpisce maggiormente dei paesi emergenti, e attrae gli investitori, è il loro tasso di crescita e di sviluppo. Certo, il CoronaVirus ha ora impattato anche gli EM, riducendone le previsioni di crescita futura, tuttavia l’area mostra comunque opportunità interessanti in un’ottica di lungo termine.

https://investornews.vanguard/a-challenging-time-for-emerging-markets/

A livello di performance, nella tabella di seguito possiamo osservare invece i rendimenti storici generati dai Paesi Emergenti:

https://novelinvestor.com/emerging-markets-performance/

Già qui possiamo notare una caratteristica principale di quest’asset class.

Parliamo di un’area particolarmente volatile e dinamica; questo maggior rischio viene però sempre ripagato da un maggior rendimento? Se osserviamo l’andamento dell’indice MSCI Emerging Markets, a confronto con l’S&P500 americano, dal 2007 ad oggi, vediamo come l’area emergente abbia in realtà generato molto meno valore, in questo arco temporale, rispetto all’ America.

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Ovviamente, non è sempre stato così, il mercato, come sappiamo, è ciclico.

Ecco di seguito la relazione fra rendimenti offerti dal mercato azionario USA e quello emergente, analizzati su più orizzonti temporali:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/are-emerging-markets-turning-into-the-sp-500/

Questo, invece, il confronto anno su anno, dal 1995:

https://fourpillarfreedom.com/should-you-invest-in-emerging-markets/

Seppur parliamo di due aree d’investimento differenti, la correlazione fra loro resta comunque positiva, ed è pari allo 0,55.

Se avessimo investito 1.000 euro, annualmente, dal 1995, sul mercato azionario USA, avremmo ottenuto un rendimento annuo del 10%, mentre se l’avessimo investito sui paesi emergenti avremmo ottenuto un ritorno annuo del 5,9%.

https://fourpillarfreedom.com/should-you-invest-in-emerging-markets/

Come si evince dal grafico, fino al 2013 l’area emergente ha sovraperformato in termini di rendimenti l’azionario USA, salvo poi rallentare il passo e sottoperformare il mercato americano. Anche qui, possiamo osservare quindi la ciclicità dei mercati, fattore ben disegnato anche nel grafico che segue, e che ci mostra i rendimenti rolling a 5 anni del mkt azionario USA ed emergente a confronto:

https://fourpillarfreedom.com/should-you-invest-in-emerging-markets/

Quindi, riassumendo, è bene considerare la logica dei paesi emergenti all’interno di una pianificazione che sia già ben diversificata al suo interno. Questo sia perchè l’area emergente ci espone ad una volatilità importante, sia perchè, come abbiamo visto, non è detto che questo maggior rischio si trasformi in automatico in maggior rendimento rispetto ad un investimento in paesi sviluppati.

Questa presa di coscienza, sull’asset paesi emergenti, trova riscontro anche nei deflussi avvenuti infatti nel corso del tempo, una volta appurata la maggior sensibilità di quest’area alle fasi di rallentamento economico, e ai rischi impliciti che ne derivano. Importante quindi maneggiare con cura:

https://twitter.com/AdviseOnly/status/1318177371158171651/photo/1

E’ bene quindi inquadrare correttamente gli EM all’interno di un portafoglio d’investimento, senza farsi prendere la mano.

Anche perchè ci sono rischi che, ad oggi, non sono facile da calcolare:

https://www.institutionalinvestor.com/article/b1n985ljmgzljj/We-re-Not-Allowed-to-Comment-Negatively-on-Anything-About-China

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