Investire nella Tecnologia

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Oggi molti investitori, attirato dalle performance e dalle prospettive del settore, sono sempre più inclini ad investire nella tecnologia. Quali considerazioni trarne e come tradurre il tutto all’interno di una logica di diversificazione di portafoglio?

E’ un dato di fatto, oggi il settore tecnologico gode di un peso importante all’interno dello scenario economico e finanziario mondiale, e anche per questo molti investitori sono sempre più spinti ad investire nella tecnologia.

I 5 nomi più caldi del mondo tech, ovvero Facebook, Amazon, Microsoft, Apple e Alphabet, sono arrivati a valere da soli ben 7.000 miliardi, pari ad un quinto della capitalizzazione di mercato di Wall Street (riferito all’indice S&P500) e 13 volte quella di Piazza Affari:

https://twitter.com/Luca_Gualtieri1/status/1322493532876296195

Numeri decisamente importanti.

La corsa del comparto tecnologico è evidente anche osservando il seguente grafico, che mostra come l’indice Nasdaq (molto esposto sul mondo tech), in termini di capitalizzazione di mercato, sia arrivato a valere quanto il resto del mercato azionario mondiale relativo ai paesi sviluppati (America esclusa):

Perchè parliamo dell’ indice Nasdaq riferendoci al settore tecnologico? Per un motivo molto semplice. Ecco infatti la composizione dell’indice:

https://twitter.com/jsblokland/status/1310317366623035393/photo/1

La corsa del settore tecnologico ha infatti influenzato tanto i mercati, quanto il mondo finanziario in generale, fino a portare, come abbiamo visto, i colossi del tech a ritagliarsi una fetta preponderante all’interno della torta azionaria americana (rappresentata qui dall’indice Russell 3000):

https://awealthofcommonsense.com/2020/04/what-could-cause-another-leg-down-in-the-stock-market/

Chi sono quindi questi giganti della tecnologia che stanno conquistando il mercato?

I nomi più importanti sono 5: Apple, Amazon, Microsoft, Alphabet e Facebook.

Questi soli 5 titoli pesano oggi, all’interno dell’indice azionario americano S&P500, quanto le 350 azioni in fondo alla lista del paniere USA:

https://theirrelevantinvestor.com/2020/04/21/the-only-thing-working-right-now/

Impressionante.

E non è finita qua.

Apple, Amazon, Microsoft, Google e Facebook da sole hanno assunto un livello di concentrazione tale, all’interno sempre dell’indice azionario S&P500, che per rivedere questi numeri occorre tornare indietro al lontano 1970. E’ quindi il regno della tecnologia.

Una concentrazione arrivata a toccare quasi il 23% dell’indice S&P500, giusto per capirci:

https://seekingalpha.com/article/4368261-biggest-mega-caps-run-too-far

Fatto sta che ad oggi ci troviamo quindi a fare i conti con un settore, quello tecnologico, che ha assunto un peso, ed una funzione, sempre più rilevanti, sui mercati, così come nelle nostre vite. L’aumento dell’incidenza del mondo tech sull’ S&P500 va un po’ di pari passo con il peso via via crescente che socials, e-commerce, e tecnologia più in generale, hanno assunto nel nostro vivere quotidiano.

https://theirrelevantinvestor.com/2020/05/03/what-happens-when-the-parts-are-bigger-than-the-whole/

Alla luce di questa corsa impressionante, le valutazioni raggiunte ora sono da intendersi come eccessive, e a rischio bolla quindi, o c’è ancora margine?

Identificare le “bolle” in anticipo è sempre complicato, certo è che vedere come mettendo insieme Facebook, Apple, Google, Microsoft, Amazon, e Nvidia, arriviamo ad una capitalizzazione di mercato che eguaglia il PIL del Giappone e della Gran Bretagna, qualche riflessione nasce spontanea. Numeri pazzeschi.

https://twitter.com/Schuldensuehner/status/1289477970856275968

Tenere testa a questi colossi è oggi difficile.

Il loro valore di mercato è di fatto maggiore del PIL di qualsiasi paese al mondo, con la sola eccezione degli USA e della Cina.

https://twitter.com/charliebilello/status/1291492830226120708/photo/1

La sola Apple è arrivata a capitalizzare più dell’indice Dax tedesco, rappresentativo delle 30 più grosse compagnie tedesche quotate in borsa. Stiamo parlando dell’indice rappresentativo della 4° economia al mondo, la Germania.

https://twitter.com/Schuldensuehner/status/1294121065229189121/photo/1

E non è finita qua.

Il comparto azionario tecnologico americano è arrivato a valere ora più dell’intero mercato azionario europeo.

https://twitter.com/Schuldensuehner/status/1300314374570012673/photo/1

Numeri, ripetiamo, assurdi.

Eppure, questo è quello a cui stiamo assistendo.

Impressionante poi il paragone a 5 anni (al 27 luglio 2020) fra l’indice S&P500 e i 5 big del tech:

https://seekingalpha.com/article/4368261-biggest-mega-caps-run-too-far

Rendimento a 5 anni del +277,4%, rispetto al +71,4% dell’indice.

Il comparto tecnologico è poi riuscito, in virtù della propria natura, ad “ammortizzare” al meglio il drawdown del 2020 dettato dalla pandemia mondiale.

Lo vediamo bene nel grafico che segue, che ripropone l’andamento dei maggiori titoli tecnologici nel corso del 2020:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/concentrated-in-the-stock-market/

Questo, invece, l’andamento del comparto tecnologico complessivo, nel corso sempre del 2020 (tradotto nell’ ETF Technology Sector, linea azzurra, e nel QQQ, a replicare l’indice Nasdaq, linea blu):

https://compoundadvisors.com/2020/are-tech-stocks-immune-to-recession

Quindi, la tecnologia è stata in grado di superare al meglio la fase di sell-off di mercato del 2020, causata dalla pandemia legata al Covid-19; se dall’indice S&P500 togliamo infatti Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google, ecco come il percorso cambia notevolmente (linea azzurra):

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/concentrated-in-the-stock-market/

E’ quindi evidente. La tecnologia ha “battuto” il Covid-19. I colossi del tech hanno ad oggi talmente tanta liquidità nelle casse da poter fronteggiare anche gli scenari economici e di mercato più complicati, oltre a godere di utili e ricavi che si sono confermati anche nel difficile contesto influenzato dal CoronaVirus.

https://twitter.com/Luca_Gualtieri1/status/1289498197132365825

Resta però la domanda. Possiamo parlare di “bolla tecnologica”?

Premessa doverosa. Nel momento in cui parliamo di un singolo settore, per quanto valido possa essere, parliamo sempre di concentrazione di rischio, fattore che gli investitori farebbero molto bene a tenere in considerazione. Del resto, abbiamo già visto in passato proprio il comparto tecnologico viaggiare a velocità supersonica, salvo poi schiantarsi malamente (nella bolla del 2000). Occhio.

Questo è un quadro che ci dipinge il percorso dell’indice Nasdaq, ad evidenziare come il calo avvenuto nel 2000 sia stato decisamente rilevante. Per recuperare i livelli toccati allora, ci sono voluti ben 14 anni. Un recovery period importante:

https://twitter.com/Schuldensuehner/status/1291466324112179205/photo/1

Ecco infatti quanto accaduto nel corso del 2000 al comparto tecnologico:

https://compoundadvisors.com/2020/are-tech-stocks-immune-to-recession
https://compoundadvisors.com/2020/are-tech-stocks-immune-to-recession
https://compoundadvisors.com/2020/are-tech-stocks-immune-to-recession

Qui possiamo osservare l’intero drawdown (e successivo recupero) nel suo complesso:

https://awealthofcommonsense.com/2020/08/bull-case-bear-case/

Chi quindi fosse entrato sull’indice ai suoi massimi del 2000, in 10 anni avrebbe perso il 7,88% annualizzato. -56% totale. Un bel calo (e piuttosto prolungato nel tempo, a prova anche dei più pazienti).

https://compoundadvisors.com/2020/great-expectations

Il calo subito dal settore tecnologico nel corso del 2008, allo scoppio della crisi finanziaria seguita al default di Lehman Brothers, è stato meno impattante rispetto a quello degli anni 2000:

https://compoundadvisors.com/2020/are-tech-stocks-immune-to-recession

Qualora, poi, invece di affidarci ad un indice più diversificato, avessimo investito in singoli titoli, questi sono i drawdown storici dei nomi più noti all’interno del settore tecnologico:

https://awealthofcommonsense.com/2020/07/the-nifty-fifty-and-the-old-normal/

Cali del -94,43% (Amazon) e del -82,22% (Apple), ad esempio, dovrebbero far riflettere.

Questi i drawdown a cui un’investitore del titolo Apple è stato esposto nel corso del tempo. Da segnare appunto il -82,2% toccato negli anni 2000:

https://awealthofcommonsense.com/2020/09/why-even-the-best-stocks-have-to-crash/

Questi invece i drawdown storici del titolo Facebook, che mostrano una correzione anche del 53,63%, capitale quindi più che dimezzato:

https://awealthofcommonsense.com/2020/09/why-even-the-best-stocks-have-to-crash/

Segue Netflix. -81,99% come massima correzione, un drawdown per cuori forti:

https://awealthofcommonsense.com/2020/09/why-even-the-best-stocks-have-to-crash/

Microsoft. – 74,56%:

https://awealthofcommonsense.com/2020/09/why-even-the-best-stocks-have-to-crash/

Da segnalare anche il calo registrato da Twitter nella sola giornata di venerdì 30/10/2020:

https://twitter.com/richtechexec/status/1322224300552671232/photo/2

Infine, questa è Amazon. -94,43% dai massimi:

https://awealthofcommonsense.com/2020/09/why-even-the-best-stocks-have-to-crash/

Infine, le ultime vicende legate alla Cina ci ricordano anche altri rischi, in questo caso di tipo regolamentare, a cui il settore tecnologico può andare incontro:

https://twitter.com/TihoBrkan/status/1429054776633962504/photo/1

Chiarito questo aspetto, siamo quindi nuovamente in valutazioni da “bolla” ora?

Mettiamo a confronto l’andamento dell’indice Nasdaq, nel periodo 1995-2000, fino allo scoppio della bolla quindi, con l’andamento che ha avuto lo stesso indice dal 2015 ad oggi:

https://theirrelevantinvestor.com/2020/07/09/not-crazy-can-still-be-nuts/
https://theirrelevantinvestor.com/2020/07/09/not-crazy-can-still-be-nuts/

Al netto della crescita pazzesca registrata dal settore tecnologico, osservando questi numeri, notiamo come i valori raggiunti nel 2000, prima dello scoppio della bolla, sembrano essere ancora lontani.

Osserviamo però anche i P/E, ovvero il rapporto prezzo/utili, del comparto growth:

https://theirrelevantinvestor.com/2020/07/09/not-crazy-can-still-be-nuts/
https://theirrelevantinvestor.com/2020/07/01/animal-spirits-existential-hurricane/

E’ vero quindi che i numeri visti nel 2000 sembrano lontani, tuttavia i titoli tecnologici è evidente come viaggino ora a valutazioni comunque care. Occorre quindi fare attenzione, e stare lontani dalle scommesse unidirezionali.

Come sempre, diversificare, diversificare e diversificare.

Ultimo aggiornamento: 27/08/2021

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