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Investire sui Massimi di Mercato è un errore? Dobbiamo aspettarci dei cali imminenti?
Investire sui massimi di mercato è un errore?
Una delle paure più comuni in finanza è quella di investire quando il mercato raggiunge un nuovo “massimo storico”. Suona come un picco, un punto di massima altezza da cui si può solo cadere. Ma è davvero così?
Il grafico in allegato, che mostra il numero di nuovi massimi storici registrati dall’S&P 500 ogni anno dal 1950, ci porta a riconsiderare questa percezione.
Vediamo cosa ci dicono i dati: osservando quasi 75 anni di storia, notiamo che i massimi storici non sono affatto eventi rari, ma al contrario sono una caratteristica costante, in quanto nella maggioranza dei casi un picco è stato seguito da un nuovo picco.
Anni senza nuovi massimi sono l’eccezione, non la regola.

Questo ci porta a una conclusione fondamentale, la consapevolezza che in un mercato che cresce nel lungo periodo, i massimi storici sono tappe naturali del viaggio e non la destinazione finale.
Un mercato che non segna regolarmente nuovi record è un mercato stagnante e che dovrebbe preoccupare di più rispetto al primo caso.
Attendere un “momento migliore” o un “crollo” per investire avrebbe significato, storicamente, rimanere fermi a guardare per la maggior parte del tempo, mentre il valore degli asset continuava a crescere.
Per l’investitore a lungo termine, la vera anomalia non è dettata dai punti di massimo, ma dall’assenza degli stessi.
Come ci ricorda Warren Buffett, l’orizzonte temporale è ciò che conta di più, quando investiamo, indipendentemente dai record di breve periodo.
“Our favorite holding period is forever.“
“Il nostro periodo di detenzione preferito è per sempre.” – Warren Buffett
Quindi, investire sui massimi, per quanto l’intuizione parrebbe suggerirci il contrario, non è un errore. Certo, il primo pensiero potrebbe essere : “compro sul picco, quindi i miei rendimenti futuri saranno più bassi”.
Tuttavia, se mettiamo a confronto questa analisi con la realtà storica dei mercati, rappresentata nel grafico che descrive i rendimenti prodotti dall’indice S&P500 dal 1988, arriviamo a una deduzione interessante.
Il grafico compara i rendimenti medi a 1, 3 e 5 anni ottenuti investendo in un giorno qualsiasi (barre grigie) con quelli ottenuti investendo esclusivamente nei giorni di massimo storico (barre blu).

Il risultato è sorprendente, perché possiamo osservare come i rendimenti prodotti siano piuttosto solidi, in entrambi i casi. Investire in un giorno di ATH (All Time High) ha storicamente prodotto rendimenti medi a 1, 3 e 5 anni decisamente positivi, quindi, nonostante i timori circa crolli imminenti.
Mediamente, investire quindi in queste fasi non ha comportato penalizzazioni, contrariamente a quanto si possa pensare.
Come mai?
Una possibile spiegazione risiede nel concetto di “momentum”: un mercato che raggiunge nuovi massimi è un mercato che dimostra forza, fiducia e salute economica, condizioni positive che spesso persistono e che alimentano ulteriore crescita. La salita traina la salita.
Comprare sui massimi può quindi umanamente spaventare, ma un ATH non è un segnale di vendita, quanto una conferma del trend di crescita di più lungo termine.
Del resto, lo stesso John Bogle era solito avvisare circa i rischi dettati dall’attività di market timing (“Stay the Course”), monito condiviso a più riprese anche da Warren Buffet.
Quindi, Don’t Be Scared.
Just Be Prepared.

