Volatilità e rischio specifico

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Parliamo di 2 concetti chiave nella declinazione del rischio di mercato, ovvero volatilità e rischio specifico.

Per approfondire il concetto di volatilità e di rischio specifico, partiamo da un punto chiave.

Nel momento in cui ci approcciamo al mercato, di fatto stiamo comprando rischio, sulla base del quale ci aspettiamo di ottenere un premio, in termini di rendimento sul capitale investito.

Un conto però è il rischio inteso come oscillazione del valore del capitale lungo il percorso d’investimento, che si riassume nel concetto di volatilità.

Un altro è concentrare l’ investimento in un singolo emittente, assumendo quindi un rischio specifico, nei confronti dell’ente stesso.

Nel grafico di seguito osserviamo ad esempio l’andamento del mercato azionario americano nel suo complesso, tradotto nell’indice S&P500, dal 1969 al 2019, attraverso diversi cicli economici, fra cui quelli recessivi, messi in evidenza:

Il mercato, nell’arco temporale preso in esame, ha affrontato ben sette periodi recessivi, eppure ha continuato a guadagnare valore nel corso del tempo. Sebbene quindi ad ogni rallentamento economico sia seguito un calo delle valutazioni azionarie, abbiamo poi assistito ad un successivo recupero delle quotazioni e rialzo dei prezzi. Come insegna quindi il Prof. Bertelli, “Il mercato traballa e oscilla mentre cresce”. Ecco quindi la volatilità.

Investire nel lungo periodo significa quindi accettare che nel breve termine i prezzi oscillino, e si muovano, anche disegnando ribassi più o meno profondi, a fronte dell’ottenimento di un rendimento atteso futuro che i più pazienti avranno quindi l’opportunità di raccogliere. Un esempio:

Come evidenziato nel grafico, i mercati nel 2008 sono stati particolarmente volatili, principalmente in senso negativo, mettendo a dura prova l’emotività degli investitori.

Eppure, se inquadriamo il mercato stesso in un’ottica di più lungo termine, allargando l’orizzonte temporale, anche il 2008, per quanto negativo, diventa una parentesi all’interno di un più ampio percorso di crescita:

Ora diamo “i numeri” sulla volatilità.

Osserviamo di seguito la distribuzione dei rendimenti annui dell’indice S&P500, dal 1928 al 2019. E’ subito chiaro come il mercato sia volatile, e di anno in anno distribuisca rendimenti variabili, ma mediamente positivi e profittevoli per gli investitori in grado di raccogliere questo valore:

Di che tipo di volatilità stiamo parlando?

Questa di seguito è la deviazione standard, indicativa del livello delle oscillazioni dei prezzi, sull’indice S&P500:

https://theirrelevantinvestor.com/2020/07/07/up-and-down/

Questi invece i drawdown (ribassi) registrati sullo stesso indice, dal 9 marzo 2009 al 15 maggio 2020:

https://seekingalpha.com/article/4348242-weighing-week-ahead-are-no-shortcuts

Ora, uniamo queste 2 voci, andando ancora più indietro nel tempo:

https://theirrelevantinvestor.com/2022/01/27/it-really-is-more-volatile/

Ecco che la volatilità diventa il prezzo da pagare per avere l’altra faccia della medaglia, ovvero il rendimento atteso, a cui ambiamo come investitori.

Ora parliamo di rischio specifico.

Abbiamo visto prima quanto il mercato sia resiliente, se inquadrato nel suo complesso. Fin’ora abbiamo infatti parlato di indici (come l’S&P500 ed il Dow Jones), ovvero panieri diversificati di singoli. E se invece decidessimo di investire in un singolo titolo?

In questo caso, il concetto di rischio si amplifica, e aumenta in misura esponenziale. Certo, se avessimo messo a suo tempo tutti i nostri soldi su titoli come ad esempio Apple, Amazon o Monster Beverage, avremmo fatto la fortuna.

Ma, cercando l’ago nel pagliaio, saremmo anche potuti incappare in:

https://awealthofcommonsense.com/2020/04/animal-spirits-physical-delivery/

Oppure, in:

https://awealthofcommonsense.com/2020/09/is-exxon-the-next-general-electric/

E in:

https://awealthofcommonsense.com/2020/09/is-exxon-the-next-general-electric/

Citiamo anche, per tornare sul suolo italiano:

E’ doveroso poi segnalare come anche qualora avessimo indovinato i titoli giusti, ugualmente per raccoglierne il valore prodotto nel tempo saremmo dovuti passare attraverso montagne russe difficilmente digeribili per buona parte degli investitori. Questo ad esempio il percorso della stessa Monster Beverage:

https://compoundadvisors.com/2022/the-ultimate-superpower-in-investing-2

La stessa Amazon non è immune a dosi elevate di rischio:

https://compoundadvisors.com/2022/the-ultimate-superpower-in-investing-2

Così come Netflix ed Apple:

https://compoundadvisors.com/2022/the-ultimate-superpower-in-investing-2
https://compoundadvisors.com/2022/the-ultimate-superpower-in-investing-2

Per attraversare indenni il rischio specifico, occorrono quindi “superpoteri” non di poco conto, senza considerare che non tutto il rischio specifico si traduce nella generazione di elevato valore aggiunto (abbiamo citato Mps, ma gli esempi a riguardo si sprecano, come nel caso della stessa Lehman Brothers, Parmalat, ed Enron). Una cosa importante da considerare poi è che nessun emittente è esente da rischio default, e anche i titoli che ci sembrano “più solidi” possono sciogliersi come neve al sole. Un esempio:

General Electric è stata la compagnia più rilevante all’interno dell’indice S&P500 per buona parte degli anni ’90, fino al tonfo del 2000. Al 2010, era ancora la quinta società per capitalizzazione all’interno dell’indice S&P500.
All’apice della gloria, GE vantava una capitalizzazione di mercato di quasi 600 miliardi di dollari. Da quel picco, il valore è sceso del 90%.
Il testimone è poi passato ad Exxon, che è stata, fino al 2010, l’azienda più importante e presente quindi all’interno del mercato azionario americano. Dai quel momento, il valore di Exxon si è dimezzato. Dal picco raggiunto nel 2007, la capitalizzazione di Exxon ha perso oltre il 70%.
Citigroup, Bank of America e AIG erano tutte nella top 10 nel 2005. Da quel momento sono scese rispettivamente del 90%, 42% e 97%.
Sears è stata una delle 10 maggiori aziende per gran parte degli anni ’80. Hanno dichiarato fallimento nel 2018.

Quindi, investire in singoli titoli, alla ricerca di maggiori rendimenti, significa esporci a rischi di questo tipo:

https://awealthofcommonsense.com/2020/09/why-even-the-best-stocks-have-to-crash/
https://awealthofcommonsense.com/2020/09/why-even-the-best-stocks-have-to-crash/
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Ne abbiamo parlato anche all’interno di questo articolo:

All’interno dell’incertezza di mercato, le cause che possono portare alcune aziende ad affrontare crisi inattese, e potenzialmente letali, sono molteplici. Basti pensare ad esempio a quanto accaduto nel corso del drawdown di mercato causato dallo scoppio della pandemia del Corona Virus.

Naturalmente, alcuni titoli hanno beneficiato del contesto particolare che si era venuto a creare:

Altri invece hanno rischiato il default, come Hertz:

O Royal Caribbean:

Male anche Delta Air Lines:

La morale è, come insegna il buon John Bogle: “Non cercare l’ago quando puoi comprare l’intero pagliaio”.

Ecco perchè la diversificazione è uno strumento utile, se non indispensabile, per gli investitori per evitare brutte sorprese dettate dall’assunzione di rischio specifico.

Quindi, mentre la volatilità resta una compagna di percorso, che può essere gestita, misurata, e nel caso ridotta tramite opportune contromisure, il rischio specifico legato all’investimento in singoli titoli resta non quantificabile e ignoto.

“C’era un giocatore d’azzardo che scommetteva tutto su di una gara dove correva un solo cavallo. Come avrebbe potuto perdere?

Durante la corsa, il cavallo saltò la staccionata e corse via”.

Howard Marks

Ultimo aggiornamento: 14/02/2022

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